” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Non c’è retorica, ma con l’Unione a 25 Stati si compie sotto i nostri occhi un grande evento storico: la riunificazione europea. Romania e Bulgaria sono in lista d’attesa già calendarizzata, mentre risulta sempre più chiaro che il groviglio balcanico sarà definitivamente risolto soltanto nella prospettiva dell’adesione all’Unione. Tagliare un traguardo significa evidentemente guardare avanti, delineare piste di sviluppo, che, per il ruolo e la storia dell’Europa non possono che diventare significative su tutto l’orizzonte mondiale.
La prima è proprio sui confini dell’Unione. La partnership con l’Europa può diventare un elemento rilevante per la definitiva stabilizzazione e lo sviluppo dell’immenso spazio della Federazione Russa. Così in prospettiva per la sponda meridionale del Mediterraneo, fino alla Turchia, con la complessa e non facile questione della sua possibile adesione diretta (ma anche di quelle di Israele e Palestina) all’Unione. Si potrebbe anzi misurare proprio in Medio Oriente, dall’Iraq alla Terra Santa, il valore di una collaborazione tra l’Unione e il suo partner più antico e necessario, gli Stati Uniti. Contro ogni tentazione di “unilateralismo” o di “sciovinismo”, superando reciproche, recenti incomprensioni, proprio questa relazione appare, nella prospettiva di un XXI secolo che avrà nell’Est Asia uno dei suoi motori economici, il necessario baricentro per la pace e lo sviluppo planetario.
Siamo così al secondo grande tema, l’identità dell’Unione. Non superstato, non federazione, l’Unione rappresenta qualcosa di nuovo nella storia delle istituzioni politiche. Il trattato costituzionale sembra avviato all’approvazione, ma anche in quel testo è sottesa una dialettica che si può schematizzare tra ragioni degli apparati e affermazioni del principio di sussidiarietà, il cui esito è affidato alla creativa capacità di incidenza storica delle forze politiche, culturali e sociali, dei diversi Stati e delle diverse realtà istituzionali. Si tratta, in senso proprio, di una competizione, per cui sembra però mancare una arena adeguata, cioè un vero e proprio sistema politico e un’opinione pubblica europea. Da questo punto di vista è utile rileggere il dibattito sull'”identità cristiana”: al di là degli esiti infatti ha avvertito della necessità che le Chiese e i cristiani siano soggetti protagonisti. Proprio perché all’identità istituzionale deve corrispondere un profilo “di civiltà”, sempre più rilevante nello scacchiere della mondializzazione. E questo, per l’Europa, come per la altre grandi aree del mondo, non può prescindere da un rapporto creativo e costitutivo con la propria identità religiosa.