Dalla ricerca dell’Eurispes è emerso, tra gli altri, un dato abbastanza inquietante: per il 67,9% dei napoletani è molto diffusa tra i giovani l’abitudine a girare armati di coltello. Inoltre, è alta la percentuale di violenza minorile, soprattutto di origine locale. "Non ho mai incontrato afferma don Tonino Palmese ragazzi, che girano con i coltelli, ma penso che il fenomeno sia dovuto al fatto che i giovani sono portati ad essere imitatori di costumi e di fenomeni sociali". Il girare con il coltello in tasca, poi, per don Palmese, può essere legato a banali motivazioni: "Il sentirsi più sicuri, più protetti, più uomini. Si tratta di quelle immaginazioni che i ragazzi portano con sé per il loro desiderio di emulazione. In tal senso, i mezzi di comunicazione hanno una grossa responsabilità. Se i mass media impegnassero la metà di quello che investono per la negatività per proporre situazioni positive e di autenticità, sarebbe sicuramente diversa la realtà in cui viviamo".
In Campania e a Napoli si promuovono nelle scuole tanti progetti di legalità. "Credo che siano importanti osserva don Palmese – perché trasmettono valori positivi, ma resta il problema dell’autorevolezza di chi propone questo percorso. È un’età, infatti, quella della preadolescenza e dell’adolescenza nella quale l’autorevolezza dell’adulto è indispensabile". Anche qui si registra un’altra nota dolente. "La famiglia conclude don Palmese – è diventata molto più fragile. Conosco tante famiglie che sono impaurite dei loro figli, di non accontentarli, di dire di no, perché, in realtà, non hanno neppure gli strumenti per accompagnare questo no".