“Sono disposto a vendere la croce e l’anello, pur di mantenere aperte le scuole del santuario di Pompei". E’ la provocazione lanciata ieri dal vescovo prelato di Pompei, mons. Carlo Liberati, durante un incontro con i giornalisti. "In quest’epoca di transizione storica ha detto mons. Liberati, da tre mesi alla guida della Chiesa di Pompei dobbiamo riscoprire il carisma del beato Bartolo Longo, che è il genio del cristianesimo stesso: la carità". Ma, ha avvertito il vescovo, "le nuove generazioni devono essere educate all’amore per gli altri e al dono di sé" ed "è fondamentale il ruolo che la scuola assume nella trasmissione dei valori umani e cristiani. Farò di tutto, pertanto, per evitare la chiusura delle scuole (materna, elementare, media e superiore) del santuario. Persino vendere qualche opera d’arte, se avessi l’autorizzazione della Sovrintendenza". Ogni anno la Chiesa di Pompei spende circa tre miliardi e mezzo delle vecchie lire per mantenere le sue scuole. Tra le prossime iniziative di carità del santuario mariano, l’apertura di alcune "case famiglia ha informato il presule per accogliere dopo il 2006, anno in cui è prevista la chiusura di tutti gli orfanotrofi italiani, i bambini attualmente ospitati nei nostri centri educativi" e per "realizzare il Centro per il bambino e la famiglia Giovanni Paolo II". Il vescovo si sta inoltre attivando presso il ministero dell’Economia per favorire, grazie alla mediazione della società Sviluppo Italia, la riapertura del "Grande Albergo del Rosario", vicino al santuario.