I sacerdoti devono essere "uomini di preghiera", per riscoprire il "dono del sacerdozio" che consiste nell’"offrire giorno dopo giorno la vita per la salvezza del gregge". Lo ha detto oggi il Papa, che nell’omelia pronunciata durante la Mesa Crismale nella Basilica Vaticana, è tornato sul "profondo legame esistente tra l’Eucaristia e il Sacerdozio", già al centro della Lettera inviata ai sacerdoti per il Giovedì Santo. "Il popolo cristiano ha detto il Santo Padre, ricordando che il sacerdozio è un "dono" che "va conservato, grazie ad una indefettibile adesione a Cristo" vuole vederci anzitutto come ‘uomini di preghiera’. Chi ci incontra deve poter sperimentare dalle nostre parole e dai nostri comportamenti l’amore fedele e misericordioso di Dio". Riferendosi ai riti pasquali di oggi, Giovanni Paolo II ha osservato che "se la Messa ‘in coena Domini’ sottolinea il mistero dell’Eucaristia e la consegna del comandamento nuovo dell’amore", la Messa del Crisma "sottolinea il dono del sacerdozio ministeriale". "Offrire giorno dopo giorno la vita per la salvezza del gregge" che Cristo "ha affidato alle nostre cure": il Papa ha sintetizzato così il ministero sacerdotale e il rinnovo delle "promesse sacerdotali", che implicano "il fermo proposito di essere immagine sempre più fedele di Cristo, Sommo Sacerdote". Di qui l’invito a "ritornare all’entusiasmo del primo ‘sì’, pronunciato il giorno dell’ordinazione presbiterale". "Eccomi!", ha esclamato il Papa, è il grido che "dobbiamo ripetere ogni giorno, consapevoli di essere stati inviati a servire, a speciale titolo, la comunità dei salvati ‘in persona Christi’".