EUROPA: GIORDANO (CCEE), "L’OCCIDENTE NON DEVE IMPORRE LA SUA CULTURA"

L’allargamento segna la fine della divisione e "l’inizio di un nuovo capitolo: l’Europa che respira con ‘due polmoni’", ma "i timori espressi dai Paesi dell’Europa dell’est e in particolare dalle Chiese ortodosse vanno presi sul serio. L’Occidente non deve imporre la sua cultura: una simile impresa porterebbe al fallimento". Ad affermarlo, mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), intervenuto alla Conferenza regionale promossa da Caritas Europa a Dubrovnik, (Croazia, fino al 15 maggio). L’Europa, prosegue mons. Giordano, "ha riportato ferite dalla crisi irachena ed ora deve posizionarsi in modo nuovo nella scena internazionale. Ciò comporta da un lato il fatto che l’asse transatlantico venga ripensato e ricostruito; dall’altro" la necessità di un confronto "con l’Asia, sempre più forte sulla scena geopolitica mondiale. Anche la Chiesa in Europa è chiamata a promuovere relazioni nuove e più intense con le Chiese di altri continenti". Quanto al progetto di Costituzione europea, il segretario Ccee riafferma l’importanza del "riconoscimento giuridico dello status e del ruolo delle Chiese" e delle "radici cristiane" del continente. Essenziale l’impegno dei cristiani "nel settore dei valori e dei diritti umani" dove "possono comunicare qualcosa di veramente speciale". "Oggi l’umanità ha un gran bisogno di Dio", conclude. "Il primo contributo che le Chiese possono dare, è donare all’umanità il cristianesimo stesso. Anche in Europa, la Chiesa ritiene suo compito primario trovare vie per un’evangelizzazione di una qualità nuova".