Per un vescovo il primato è la propria "santificazione" personale, da perseguire con "impegno" rivolto alla "purificazione" e da accompagnare a una sorta di "promozione" del sacramento della penitenza, come antidoto alla "tentazione dell’ostentazione e del carrierismo". Lo ha ribadito il Papa ai presuli della Conferenza episcopale degli Stati Uniti d’America, incontrati oggi e ricevuti, nei giorni scorsi, in udienze separate in occasione della visita "ad limina". Ai vescovi Usa, Giovanni Paolo II ha raccomandato un "itinerario spirituale di santificazione", che richiede "uno stile di vita che rifiuti inequivocabilmente qualsiasi tentazione di ostentazione, carrierismo o ricorso ai modelli secolari di ‘leader’, mentre richiede invece la capacità di essere testimoni di Cristo, nella carità pastorale, nell’umiltà e nella semplicità di vita". Ai presuli il Papa ha poi chiesto "il coraggio di fronteggiare la crisi della mancanza di senso del peccato", che oggi "ha bisogno di esser erisolta con particolare urgenza". "Riconoscere se stessi come peccatori ha spiegato il Santo Padre è il primo ed essenziale passo per ritornare all’amore di Dio": “In questa prospettiva, il dovere del vescovo di indicare la triste e distruttiva presenza del peccato, sia agli individui che alle comunità, è di fatto un servizio di speranza". "La pace duratura e l’armonia così agognata dagli individui, dalle famiglie e dalla società ha ammonito il Papa può essere ottenuta soltanto attraverso la conversione, che è frutto di misericordia ed è fatta di autentica riconciliazione". Di qui la necessità, per i vescovi, di "promuovere il sacramento della penitenza", che oggi "viene spesso considerato con indifferenza", soprattutto dai giovani.