” “”Nessuno Stato – si legge nell’Istruzione vaticana sull’immigrazione – sfugge alle conseguenze di una qualche forma di migrazione, spesso fortemente collegata a fattori negativi, quali il cambiamento demografico in atto nei Paesi di prima industrializzazione, l’aumento delle ineguaglianze tra Nord e Sud del mondo, l’esistenza negli scambi internazionali di barriere protezionistiche e la proliferazione di conflitti e guerre civili”. Di qui gli “innumerevoli disagi e sofferenze per i migranti”, evidenti nell'”emigrazione dei nuclei familiari” e in quella femminile, divenuta “un nuovo capitolo della schiavitù”, denuncia la Santa Sede sottolineando come le donne siano “private spesso dei più elementari diritti umani e sindacali”, in quanto preda del “lavoro sommerso”, se non addirittura “vittime del triste fenomeno noto come ‘traffico umano'”. Sempre in tema di diritto al lavoro, la Santa Sede ricorda che “i lavoratori stranieri non sono da considerarsi una merce” e lamenta che “i migranti sono spesso vittime del reclutamento illegale e di contratti a breve termine”, oltre che di “abusi fisici, verbali e finanche sessuali” e “senza accesso, frequentemente, ai benefici delle cure mediche e alle normali forme di assicurazione”. In questi ultimi tempi, si fa notare inoltre nel documento, “sono notevolmente aumentate le migrazioni interne, sia volontarie che forzate”: è questo il caso “degli sfollati, di coloro che fuggono dal terrorismo, dalla violenza e dal narcotraffico, soprattutto in Africa e America Latina”. Tale “mobilità”, secondo il dicastero pontificio “ha favorito la crescita rapida e disordinata di centri urbani ed ha alimentato la formazione di periferie urbane dove le condizioni di vita, socialmente e moralmente, sono precarie”. Riguardo al trattamento da riservare agli immigrati, la Santa Sede distingue tra “assistenza”, “accoglienza e integrazione”, indicando quest’ultima come “obiettivo del lungo periodo” e invitando gli operatori pastorali a “coniugare l’esigenza legittima di ordine, legalità e sicurezza sociale con la vocazione cristiana all’accoglienza e alla carità in concreto”.