Rispondendo ad una domanda sulla conflittualità, mons. Chiarinelli ha preferito parlare di “dialettica democratica” da “favorire” perché ha aggiunto “l’opposto della dialettica è l’omologazione e, a dirla con Manzoni, una falce che pareggia tutte le erbe del campo” o altra citazione come direbbe oggi Tacito “fanno il deserto e lo chiamano pace”. “Si ha l’impressione ha notato il vescovo che oggi la conflittualità cresca perché mancando un ethos collettivo, ogni diversità diventa frattura e perché se l’albero non affonda le sue radici in un humus solido, basta un soffio di vento per farlo cadere”. L’analisi della situazione non porta i vescovi italiani a guardare il futuro con pessimismo. “Inclino dice mons. Chiarinelli a guardare con ottimismo e fiducia la realtà. E’ l’ottimismo della volontà e dell’intelligenza che si attende molto anche dalla infinita quantità di energie nuove di cui è ricca l’Italia”. Sono questi “fermenti nuovi” il “vero tallone d’Achille” dei poteri forti. Tre “i valori” indicati da mons. Chiarinelli per ridare vigore etico al Paese: “la giustizia, fondata sulla centralità della persona”; la solidarietà, che si genera dalla “scoperta dell’altro” e la sussidiarietà, da tradurre però “in prassi sociale e politica, e non solo in senso orizzontale ma anche in senso verticale perché ha concluso Chiarinelli o le democrazia è realtà articolata oppure è formula vuota”.