” ” L’urgenza che “le questioni legate al rapporto tra media e famiglia siano affrontate con lucidità e determinazione da tutti i soggetti coinvolti” e che siano individuate “risposte concrete a tutela della famiglia e per una corretta e piena valorizzazione dei mezzi di comunicazione sociale”. Questi, secondo mons. Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, gli obiettivi del convegno che si apre oggi a Roma in occasione della 38a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, sul tema “I media in famiglia: un rischio e una ricchezza”. Quali rischi? “La comunità che si rischia di creare attraverso i mezzi di comunicazione di massa – avverte Adriano Fabris, docente all’Università di Pisa – è una comunità intesa appunto come massa: non già l’ambito in cui si realizza un collegamento tra persone – diverse fra loro ma capaci di aprirsi le une alle altre e di essere sempre di più quello che sono anche grazie all’interazione comunicativa – bensì un gruppo omologato e indifferente”, una comunità “di potenziali target”. Poiché la televisione “più di altri è in grado di riprodurre il reale, allontanandoci mediante questa riproduzione, dal reale stesso” il pericolo è quello di “lasciarsi andare, di sentirci sgravati dalle nostre responsabilità nei confronti delle cose e dello stesso mezzo comunicativo”. (segue)