FALCONE E BORSELLINO: EROI INUTILI? NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Eroi inutili? Ha fatto notizia una ricerca in alcune scuole medie di Palermo sulla memoria dei giudici Falcone e Borsellino, a dodici anni dagli attentati. Eroi sì, ma inutili: secondo i ragazzi intervistati da uno psicologo dell’università non vale la pena mettersi contro una organizzazione forte, dominante e "vincente". Già. Proprio negli stessi giorni si è appreso di una storia di ordinaria corruzione: presunti VIP, calciatori e figli di papà potevano ottenere la maturità senza neppure darsi la briga di presentarsi di persona a sostenere esami truccati. Bastava pagare.
Per carità: è facile fare del moralismo immediato e a buon mercato. Eppure questi dati così concreti, così facilmente verificabili anche in altri aspetti della nostra esperienza quotidiana, non possono non fare riflettere, quasi come la spia per ragionare su questioni strutturali. È vero: sembra sempre più diffusa, sulla base di modelli tanto superficialmente affascinanti quanto fuorvianti, l’impressione che tutto si possa comprare o vendere, nella nostra società così avanzata, che tutto abbia un prezzo. E allora, proprio per non fare di quel moralismo che lascia in sostanza il tempo che trova, è bene accettare la sfida di una sorta di "esame di coscienza" collettivo. In particolare in ordine a due grandi temi: il sistema educativo e quella che, con espressione non pienamente soddisfacente, ambigua e spesso fuorviante, è definita "religione civile", ad indicare sinteticamente il sistema dei valori pubblici, sociali e politici. L’impressione, suffragata da molte indagini storico-politiche sugli ultimi decenni, è che in questi anni siamo ad un punto di svolta. Stiamo assistendo agli ultimi effetti di processi di secolarizzazione di lungo periodo. La "contestazione" del sistema tradizionale dei valori (a larga impronta cristiana) ha per molto tempo potuto contare sulla sostanziale tenuta del vecchio tessuto, per cui paradossalmente era possibile spingere avanti i processi appunto di secolarizzazione potendo contare sul paracadute derivante dalla tradizione, che fungeva da grande ammortizzatore sociale. Oggi questa riserva è sempre più ridotta: il processo, dopo decenni, rischia il cortocircuito. Non ci sono infatti più riserve da sfruttare.
È dunque il momento dell’investimento: è il momento di una rinnovata cura dei valori. Non si tratta certo di un processo indolore, ma è favorito da una grande domanda di autenticità e di verità, spesso inespressa. Da un lato c’è da smentire, falsificare alcuni "idoli" degli ultimi decenni, alcune pseudo-certezze culturali in fin dei conti materialiste, a partire da un certo relativismo assoluto presentato come quintessenza della libertà. Dall’altro c’è da innescare un processo di investimento: che richiede pazienza. Anche se il tempo stringe.” “