"La violenza e la guerra non possono risolvere i conflitti", e solo "il ricorso alle negoziazioni" può "restaurare una situazione di giustizia e di rispetto reciproco", in uno scenario internazionale segnato "dalla violenza intollerabile del terrorismo" e minacciata "dall’instabilità di numerose regioni del mondo, particolarmente in Medio Oriente". Lo ha detto oggi il Papa, che ricevendo in udienza gli ambasciatori di 7 Paesi (Suriname, Sri Lanka, Mali, Yemen, Zambia, Nigeria e Tunisia) è tornato a parlare di pace, rivolgendo un "appello" (parlando all’ambasciatore della Tunisia, Afif Hendaoui) alle persone "che hanno un’autorità nei processi di guerra", affinché si ricordino che "la loro prima missione è fare agli uomini e ai popoli il dono della pace, in modo che ciascuno possa progettare il suo avvenire e quello della sua famiglia con fiducia e serenità. La violenza e la guerra ha ribadito il Pontefice non possono risolvere i conflitti. Al contrario, provocano molto spesso ferite e danni tali da suscitare odi duraturi tra le persone e i popoli e da distruggere, a lungo, ogni possibilità di dialogo e di rispetto". Il Papa ha inoltre definito "un obiettivo importante" quello di "ristabilire relazioni più solidali tra le comunità umane e religiose": di qui l’appello alle "differenti religioni", e in particolare a "cristianesimo e Islam", a darsi "da fare" per "ristabilire tra di esse un vero dialogo, rispettoso e fecondo, per denunciare ogni manipolazione della religione al servizio della violenza e per convincere gli uomini, e soprattutto i responsabili politici, ad impegnarsi in prospettive nuove per edificare la fraternità e una pace giusta e duratura tra tutti". Nel discorso collettivo agli ambasciatori, Giovanni Paolo II ha citato le "notizie inquietanti sulla situazione dei diritti dell’uomo" che giungono da diverse parti del mondo, e ha rivolto un "appello alla coscienza di noi contemporanei": "Non potremo vivere in pace ha detto – e il nostro cuore non potrà rimanere in pace finché tutti gli uomini non saranno trattati degnamente. È nostro dovere essere solidali con tutti. La pace non potrà avvenire se non ci mobilitiamo tutti, in particolare voi diplomatici, affinché ogni uomo del pianeta sia rispettato".