Dalla accoglienza e prima assistenza alla liberazione dalla tratta, dalla ricerca di una casa e del lavoro all’insegnamento della lingua italiana, dalla presenza nelle carceri accanto agli stranieri all’accompagnamento al lavoro: sono alcuni dei servizi animati dalle religiose italiane di diverse congregazioni, nei confronti degli immigrati dall’est Europa o dal sud del mondo che giungono nel nostro paese. Se ne è parlato oggi al seminario di studio promosso dall’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia) a Roma, in collaborazione con la Cism (superiori maggiori) e con la Fondazione Migrantes della Cei. Il tema generale è "Pluralità di carismi e di servizi tra gli immigrati". "Di fronte alla vastità dei problemi che l’immigrazione evidenzia dice suor Vittoria Tomarelli, consigliera nazionale dell’Usmi, che ha aperto i lavori la domanda che le congregazioni religiose femminili si pongono è: come possiamo e dobbiamo essere oggi ‘custodi dei nostri fratelli’ che arrivano da noi poveri e bisognosi, a volte, di tutto?". "Dal 1861, anno dell’unificazione d’Italia, ad oggi sono emigrati all’estero 28 milioni di italiani e la comunità dei nostri compatrioti presente nei cinque continenti oggi conta su oltre 40 milioni di persone", ha spiegato la religiosa Scalabriniana suor Clecy Maria Baccin, italo-brasiliana, da alcuni anni incaricato per l’area "mobilità etnica-Migrantes" dell’Usmi. "Oggi, che i flussi si sono invertiti e siamo divenuti terra di immigrazione, occorre una visione globale del migrante ha aggiunto con attenzione al contesto in cui vive nella terra di arrivo, sapendo intervenire sugli aspetti di emergenza senza trascurare la dimensione spirituale, che rimane il principale tratto di identità profonda delle comunità etniche dei migranti". Durante la giornata si è parlato anche di assistenza in casi di particolare gravità, quali la tratta ai fini di sfruttamento sessuale, di presenza nelle carceri, di alfabetizzazione di base, di accompagnamento nelle necessità primarie di tipo burocratico, lavorativo, sindacale.” ”