” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – L’importante è non buttare tutto in (cattiva) politica. L’ammonimento sembra scontato, eppure è più che mai valido in queste settimane difficili e in particolare di fronte all’imminente appuntamento della visita del presidente Bush a Roma, per commemorare il 60° anniversario della liberazione di Roma, nel vivo di una guerra contro il nazismo ed il fascismo che durerà ancora quasi un anno.
Buttare tutto in (cattiva) politica è infatti uno dei tic più negativi del bipolarismo italiano di questi anni e serve quando si resta a corto di argomenti, come è capitato spesso di vedere. Ed è una tentazione tanto più grave di fronte ad un appuntamento elettorale, primo di una sequenza di tre anni, che culminerà con le elezioni politiche previste alla scadenza naturale della legislatura per il 2006. Tanto più che alle europee si voterà con la proporzionale e le forze politiche (prima ancora che le coalizioni) sono ansiose di “contarsi”.
Ed è bene che i partiti contino i proprio consensi. Certo, ogni elezione ha la sua specificità: all’ordine del giorno c’è il voto per sindaci e presidenti di provincia, consiglieri provinciali e comunali e (soprattutto) parlamentari europei, ma le forze politiche (in particolare la lista unitaria di centro-sinistra e da ultimo lo stesso presidente del Consiglio) danno evidentemente un valore non piccolo alle percentuali che emergeranno. Noi ne daremo anche alla percentuale dei votanti, ma è certo che si potranno fare il 13 giugno molte utili considerazioni sulle prospettive della fine-legislatura. Proprio la giusta importanza che si deve dare all’imminente appuntamento elettorale rafforza il monito a non buttare tutto in (cattiva) politica. Buttare tutto in politica, nella realtà del bipolarismo italiano comporta infatti limitarsi ad una prospettiva angusta, e forse proprio questo sta alla base della percezione diffusa di una transizione interminata. Ci sono invece delle cose che sono da sottrarre allo schematismo degli schieramenti. C’è un valore del sistema paese e dei suoi interessi, che sono poi gli interessi concreti di tutti i cittadini e delle grandi forze sociali, che merita una maggiore cura, che merita di esser sottratto alle ragioni della polemica incessante, alle stringenti necessità delle propagande a breve.
Due temi devono essere sottolineati. In primo luogo proprio la memoria lunga delle origini della nostra Repubblica. In secondo luogo i frutti di questi sessant’anni, che sono la ricostruzione dell’Italia, la sua collocazione nell’Europa, il suo ruolo nel Mediterraneo, la partnership atlantica. Un patrimonio di tutti, da sviluppare da parte di tutti. Con coraggio, con creatività, con coerenza.