I cristiani europei non possono non dire una “parola forte” sulla pace, soprattutto oggi di fronte al fallimento di chi ha deciso di “intraprendere la strada della guerra come soluzione del caso Iraq e dell’11 settembre”. Lo afferma Lucia Fronza, ex-parlamentare italiana e oggi responsabile del Movimento politico per l’unità (Focolari). Fronza parla a margine di un forum sulla politica che si è svolto nell’ambito del convegno che da ieri sta riunendo a Stoccarda 2000 responsabili di movimenti e comunità cristiani. “Allo scoppio della guerra in Iraq – ha detto Fronza – l’Europa ha forse assaggiato la sconfitta peggiore degli ultimi anni perché si è ritrovata a pensare e ad agire per singole nazioni e non come Europa. Di fronte alla decisione degli Stati Uniti di intraprendere la strada della guerra come soluzione del caso Iraq e dell’11 settembre, l’Europa ha reagito divisa. Nell’angosciosa situazione di oggi, io intravedo ancora una possibilità di unità europea. Chi ha scelto la strada della guerra, si ritrova oggi con una montagna di morti e con una crisi che veramente porta il pianto nei nostri cuori. La guerra, con l’angoscia e il fallimento di ogni tentativo di soluzione che provoca, ci ha detto che o si sceglie la pace o si sceglie lo scontro e la fine dell’umanità”. Ma i cristiani hanno voce in Europa? “L’opinione pubblica europea risponde Fronza – è stata innervata dal discorso cristiano, il Papa si è sempre schierato dalla parte della pace. E’ suo il coraggio della pace senza condizioni. A questa opinione pubblica cristiana ed europea spetta oggi un compito speciale: quello di costruire un’Europa dello spirito. E’ un’Europa che ha il coraggio della pace, che ha il coraggio di aprirsi e prendersi in carico il resto del mondo, che ha appunto il coraggio di rimettere in gioco la sua cultura ebraica-cristiana”.