FECONDAZIONE ARTIFICIALE: MONS. CHIARETTI (VESCOVO PERUGIA), NON "LEGGE CATTOLICA", MA "CORAGGIOSA"

 Quella recentemente approvata dal Parlamento italiano "non può dirsi una legge cattolica", ma una legge che, "pur nelle inevitabili imperfezioni rappresenta un passo importante nella direzione giusta, cioè quella di delineare un orizzonte normativo fino ad oggi pressoché inesistente, che esponeva a tutti i rischi della deregolamentazione selvaggia". Questo il giudizio di mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia, sulla nuova legge in materia di fecondazione medicalmente assistita. L’occasione in cui il presule ha espresso la sua opinione sono stati i "Dialoghi con la città", promossi nel capoluogo umbro dal Centro Culturale diocesano "Leone XIII". Introducendo i lavori, Chiaretti ha fatto notare che la legge in questione "afferma due valori fondamentali: il diritto alla vita, in quanto l’embrione è persona, e il diritto del neonato a crescere nella famiglia che lo ha concepito". Mons. Carlo Rocchetta, direttore del Centro "Casa della Tenerezza" di Montemorcino, a proposito del più ampio dibattito in corso sulla bioetica ha sottolineato che "quanto sta accadendo nel mondo biogenetico non ha precedenti nella storia dell’umanità. La tecnologia genetica mira a sconvolgere le tradizionali categorie di concepimento, genitorialità, relazioni familiari. La cronaca ci racconta di storie aberranti, in cui la vita è ridotta a merce. Occorre ricordare che la fecondità sgorga da una relazione di amore tra un uomo e una donna, in un atto di dono reciproco. Mai come oggi – ha concluso – si avverte l’urgenza di norme morali che diano indicazioni e pongano limiti. E questa legge risponde positivamente a questa urgenza".