Una "rivendicazione di istanze giuste", ma "con lo strumento sbagliato". Domenico Di Virgilio, presidente dell’Amci (Associazione medici cattolici italiani), sintetizza in questi termini al Sir il parere dei medici cattolici sugli scioperi del 3 giugno, confermato dai medici ospedalieri, e del 5 giugno, indetto dai medici di famiglia; agitazioni sono previste anche nelle cliniche e negli ospedali privati. "È da tempo spiega Di Virgilio che le sigle sindacali sono in agitazione nel mondo della sanità, con ripercussioni negative sui cittadini, che sono poi quelli che risentono maggiormente di tali iniziative". Due i motivi della protesta, "sia economica che normativa", dei camici bianchi: il rinnovo del contratto, scaduto da due anni, ed il "supposto sottofinanziamento del sistema sanitario nazionale". Se il primo motivo, puntualizza Di Virgilio, rientra nel "diritto che hanno i medici, come tutti i lavoratori, al rinnovo contrattuale" – una "rivendicazione", questa, a cui il governo secondo l’Amci "deve rispondere il più rapidamente possibile" – il secondo (i presunti mancati finanziamenti) è contraddetto "dai fatti", visto che "le regioni per il trienno 2003-2005 hanno un finanziamento programmato, e senza precedenti, di 28 mila miliardi di vecchie lire" e che l’Italia "finanzia il sistema sanitario nazionale con il 6% del Pil, in linea con la media europea". L’Amci, conclude Di Virgilio, "sostiene da sempre che lo strumento dello sciopero non risponde alle giuste istanze dei sindacati", e ricorda che "esistono altre forme di protesta, come lavorare e devolvere il corrispettivo della giornata ai volontari del campo sanitario, o rimanere giorno e notte ad oltranza nelle corsie, per dare un segnale forte alle forze politiche". ” ”