INQUISIZIONE: SANTA SEDE, I "LUOGHI COMUNI" SU "CACCIA ALLE STREGHE" E PENA DI MORTE (2)

"Una domanda di perdono non può riguardare che fatti veri e obiettivamente riconosciuti. Non si chiede perdono per alcune immagini diffuse all’opinione pubblica,  che hanno più del mito che della realtà". Il card. George Cottier, teologo della Casa pontificia, ha sintetizzato in questi termini – durante la presentazione alla stampa del volume vaticano su "L’Inquisizione"  –  la richiesta di "perdono" e di "purificazione della memoria" avanzata dal Papa nel corso del Giubileo e rinnovata oggi, nella lettera scritta in occasione della pubblicazione del volume citato. Una richiesta che ha colpito per l a "novità" e l’"audacia", durante l’anno giubilare, suscitando anche alcune "perplessità" tra i prelati, ha ammesso Cottier, che però ha precisato: "Quando domandiamo perdono, non condanniamo. Usare violenza per difendere la verità è un atteggiamento oggettivamente da riprovare, tuttavia occorre chiedersi quale sia la responsabilità individuale". "Tutti siamo condizionati dalla mentalità comune", ha aggiunto, menzionando il "senso della relatività del giudizio morale di fronte ad atti su cui la coscienza cristiana comincia poco a poco a vedere chiaro. Basti pensare che un Paese come la Francia ha abolito la pena di morte solo nel 1976". A mettere in guardia da "un certo anacronismo", che consiste nell’"attribuire ad un’epoca ciò che conosciamo oggi" è stato anche il card. Roger Etchegaray, già presidente del Comitato centrale del Grande Giubileo, che ha definito esemplare l’atteggiamento tenuto da Giovanni Paolo II "in tutto il suo pontificato, ma specialmente durante il Giubileo", quando "ci ha insegnato a non avere paura né delle persone, né di niente, ancor meno della verità". A rivelare episodi "inediti" sui rapporti tra l’Inquisizione e la Biblioteca Vaticana è stato il card.Jean Louis-Tauran, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, che ha rivelato come a distanza di oltre tre secoli saranno nuovamente trasferiti nella Biblioteca Vaticana parte dei "cinque sacchi grandi di libri proibiti dai custodi della libreria apostolica al Sant’Officio della SS. Inquisizione di Roma"; l’elenco di tali opere non è stato ancora pubblicato, ma sembra che tra essi rientrino autori del calibro di Erasmo da Rotterdam.