” ” La “svolta” missionaria della parrocchia passa anche di una “promozionedella nuova figura dell’animatore della comunicazione e della cultura”, al centro della recente Direttorio della Chiesa italiana sui media. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, intervenendo all’Assemblea dell’Associazione “Corallo”, in corso a Roma. “Senza un’opera sistematica e organica di formazione, capace di creare nuove mentalità e nuove attitudini comunicative nelle nostre comunità ecclesiali ha ammonito Betori – l’investimento di risorse umane ed economiche nel campo dei media, fatto in questi ultimi anni, rischierebbe di essere vanificato e di non produrre i frutti da tutti auspicati”. Per una “pastorale organica e integrata, che assuma pienamente le opportunità e le sfide della comunicazione sociale”, sono dunque necessari “un forte impegno educativo e una coerente azione pastorale supportata da competenze e da strumenti adeguati”. Le 26 mila parrocchie italiane, in particolare, secondo il segretario generale della Cei dovranno riservare “particolare attenzione” alla nuova figura pastorale a cui è dedicato un intero capitolo del Direttorio, in quanto l'”animatore della comunicazione e della cultura” costituisce “un tassello fondamentale per connettere il mondo dei media con la pastorale ordinaria delle comunità e per innescare un processo virtuoso di collaborazione, capace di valorizzare l’esistente e promuovere con coraggio e creatività nuove esperienze, come quelle legate alla sala della comunità”. “A sostegno” del rapporto tra parrocchia e comunicazione, ha concluso Betori, devono collocarsi anche “strumenti propri della comunità parrocchiale”(come i centri culturali, le sale della comunità e i settimanali diocesani) e quelli promossi a livello nazionale: Avvenire, Sir, le proposte dell’editoria cattolica, l’emittenza radio-televisiva di Sat 2000 e InBlu e le reti ad esse collegate, i progetti legati all’uso delle nuove tecnologie informatiche.
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