BIOETICA: DI PIETRO (CATTOLICA) E SULLIVAN (ISTITUTO CANADESE BIOETICA), “COLTIVARE IL SENSO MORALE” NEI GIOVANI E NEI MEDICI

” “”Un serio progetto di educazione alla salute” non può limitarsi “alla mera informazione” ma deve includere “una forte dimensione morale”. Ad affermarlo, Maria Luisa Di Pietro, del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, intervenendo al congresso della Federazione internazionale dei Centri e degli Istituti di bioetica di ispirazione personalista che si è aperto oggi presso l’ateneo (fino a domani 22 giugno). “Le prospettive del personalismo in bioetica” è il tema dell’incontro, che si svolge ad un anno dalla costituzione della federazione che riunisce 34 Centri: europei, del Nord America e dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia. Soffermandosi sui comportamenti a rischio dei soggetti dell’età evolutiva, Di Pietro ha osservato che, oltre “alla predisposizione genetica, alla personalità dell’adolescente” e all’ambiente, recenti studi dimostrano “la centralità della dimensione morale, ovvero la constatazione che la percezione della liceità o illiceità di un comportamento influisce sulla sua scelta di metterlo in pratica”. Di qui “il dovere di un’educazione ai valori e alle virtù”. Di educazione morale hanno bisogno anche “i professionisti della salute” ha affermato William Sullivan, direttore dell’Istituto cattolico canadese di bioetica. “Oggi pazienti e medici hanno smarrito la percezione di sé come persone”, pertanto la sfida più urgente “è affermare l’unità della persona come soggetto capace di una conoscenza oggettiva dei valori, e ciò è possibile solo orientando lo spirito umano verso la verità trascendente del bene”. “E’ necessario che i medici siano consapevoli delle implicazioni legate all’assunzione di decisioni”; di qui, ha concluso, l’importanza di “coltivare il senso morale” al fine di “comprendere i confini umani entro i quali cui contenere la tecnologia medica”.