” “Il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca e il vescovo Wolfgang Huber, presidente del consiglio della Chiesa evangelica hanno commentato il raggiunto accordo per la Costituzione europea in una dichiarazione congiunta rilasciata il 19 giugno. Circa il riferimento alle eredità religiose, inserito nel preambolo, le Chiese tedesche fanno notare che con esso “s’intende soprattutto l’eredità giudaico-cristiana”: pertanto, aggiungono, “deploriamo il fatto che i capi di Stato e di governo non si siano accordati su una menzione esplicita di questo fatto storico”. Lehmann e Huber lamentano altresì l’assenza di “un riferimento alla responsabilità davanti a Dio, che avrebbe avuto il fine di evidenziare come qualsiasi ordine umano sia provvisorio, fallibile e imperfetto e che la politica non è mai qualcosa di assoluto”, poiché, aggiungono, “è importante rammentare costantemente questa provvisorietà di qualsiasi ordine politico e riportare sempre la persona al centro della politica europea” ed “è sempre necessario ricordare l’origine del nostro continente, per poter dar forma al futuro”. Le Chiese giudicano comunque l’accordo raggiunto a Bruxelles “un importante passo verso l’integrazione europea per garantire la pace e il benessere delle persone” e sottolineano: “È particolarmente significativo che il nuovo trattato costituzionale esprima chiaramente il legame ai valori dell’Unione Europea”. In tal modo, “la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea è integrata nel testo costituzionale, molti elementi democratici sono rafforzati e il principio di sussidiarietà viene ulteriormente sviluppato”, facendo propri “i desideri sempre manifestati dalle Chiese” in tal senso. Lehmann e Huber valutano positivamente anche “il rispetto dell’Unione verso lo status delle Chiese e delle comunità religiose negli Stati membri e il riconoscimento delle Chiese quali partner del dialogo sociale”.