CATTOLICI E POLITICA: CARD. BERTONE (GENOVA), NO ALLA “SCISSIONE” TRA PUBBLICO E PRIVATO, “AUTOCRITICA” PER “EDUCARE LE COSCIENZE”

” “”L’uomo politico non può relegare la sua fede nel privato”, ma al contrario deve “fare unità tra politica e morale, tra fede e cultura, tra privato e pubblico”. Lo ha detto il card. Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova, intervenendo oggi alla 54a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, in corso a Chianciano sul tema “Parrocchia, territorio società”, per iniziativa del Cop (Centro di Orientamento Pastorale). “Il primo baluardo della moralità pubblica – ha fatto notare il cardinale – non si trova nelle leggi, che pure sono necessarie, ma nella persuasione e nel consenso delle coscienze”. Di qui la necessità di una “autocritica” da parte di quei cattolici che, “alle volte in posti di responsabilità, sono impegnati nella vita politica”, e i quali “dovrebbero chiedersi che cosa hanno fatto o che cosa hanno trascurato di ciò che poteva contribuire ad eliminare, o perlomeno ad attenuare”, certe “situazioni” di rilevanza pubblica. Bertone ha citato il caso della partecipazione dei laici cristiani all’elaborazione delle “leggi imperfette”, che sulla base della “testimonianza comune alla verità del mondo” comportano per i cattolici tre atteggiamenti da assumere: la “resistenza profetica”, la “collaborazione” e la “tolleranza”. La “resistenza profetica”, ha spiegato il cardinale, è un “atteggiamento assolutamente raccomandato quando si tratta di leggi che intaccano i valori fondamentali della fede”, mentre “un atteggiamento meno radicale o di maggior collaborazione è permesso dalla Chiesa quando è possibile promuovere un male minore rispetto a quello che propone la legge”. C’è infine, ha concluso Bertone, la “tolleranza del male, espresso attraverso una legge ingiusta”, che “non può realizzarsi se non nel caso in cui una resistenza al male comporterebbe un male ancora più grande”.