"Il premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi non è nato con un intento celebrativo ma con l’obiettivo di sostenere la ricerca della verità sul caso Alpi-Hrovatin, portata avanti soprattutto grazie alla tenacia dei genitori di Ilaria". Così don Giovanni Tonelli, direttore del settimanale diocesano di Rimini "Il Ponte" e tra gli ideatori del premio, ha spiegato oggi l’origine della manifestazione dedicata alla libertà di stampa, giunta alla X edizione e in corso in questi giorni a Riccione. "Fin dai primi giorni successivi all’uccisione di Ilaria e Miran – hanno detto Giorgio e Luciana Alpi nell’incontro svoltosi stamattina con i giornalisti della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) – ci siamo accorti che c’era qualcosa che doveva essere seppellito con Ilaria, qualcosa di cui non si doveva parlare". "In questi anni – hanno proseguito i genitori della giornalista uccisa nel 1994 in Somalia in circostanze ancora da accertare – abbiamo ricevuto molte promesse di aiuto nella ricerca della verità ma altrettante delusioni. Il premio di Riccione – città che ha ‘adottato’ nostra figlia – ci ha sostenuto grandemente perché riproponendo ogni anno la figura di Ilaria e i dubbi sulla sua morte, ha contribuito a lasciare aperti degli interrogativi e a tenerli vivi nel cuore della gente". "La morte di Ilaria ha aggiunto Luciana Alpi ci ha costretto, nostro malgrado, a diventare dei ‘personaggi pubblici’ e ad essere un punto di riferimento per altre attese di giustizia: la nostra preoccupazione è stata quella di conservare la credibilità davanti ad un’opinione pubblica che ci ha dato grandi attestazioni di solidarietà". "Ilaria ha concluso Giorgio Alpi è diventata il simbolo del giornalismo che cerca di accertare la realtà delle situazioni lontano dalle dichiarazioni ufficiali e vicino ai problemi della gente: la sua vicenda deve mobilitare soprattutto i giornalisti perché è stata attaccata la libertà di stampa".