FECONDAZIONE ASSISTITA: DOLDI (TEOLOGO), “PROCREARE È ATTO RESPONSABILE E NON UN DIRITTO LEGATO ALLA TECNICA”

Di fronte alle iniziative promosse dai radicali in Italia per giungere ad un referendum abrogativo della legge sulla procreazione medicalmente assistita e in attesa di conoscere le direttive del ministro della Salute Gerolamo Sirchia per la corretta applicazione della legge, approvata tre mesi fa, il teologo don Marco Doldi, in una nota pubblicata stasera sul Sir on line, auspica che “non cada la ‘mens’ della legge, che è quella di affermare una responsabilità precisa della coppia nei confronti del nascituro. La legge – dice Doldi – intende tutelare i diritti di tutti coloro che sono coinvolti nella fecondazione assistita, compreso il nascituro”. Uno tra i punti maggiormente in discussione, infatti, riguarda il riconoscimento della libertà di  rifiutare l’impianto dell’embrione in utero. Secondo la legge la coppia può decidere di tirarsi indietro nel corso della procedura di fecondazione assistita, sino al momento della fecondazione: dopo non è più possibile. “Per molti – rimarca il teologo – quest’ultimo mancato raggio di libertà corrisponderebbe ad una coercizione, perché si dice, la donna verrebbe costretta a ricevere anche l’embrione malato”. Secondo Doldi “quello che non si vuole accettare è che procreare sia un atto responsabile e non il soddisfacimento di un presunto diritto, affidato alla tecnica. Il diritto non solo di avere un figlio a tutti i costi, ma di averlo sano e bello. Prevale questa mentalità di netto rifiuto nei confronti di una vita ritenuta non di qualità, perché non avrebbe gli standard di salute conformi ai parametri estetici odierni. È una libertà disumana che crea un mondo dove chi accoglie un figlio malato si trova ad essere emarginato. Sì una società in cui deve esserci posto per tutti e per i diritti di tutti, ma non per quelli di chi è malato”. “Che i profeti di tale mentalità – conclude – siano gli stessi vecchi che ieri hanno voluto il divorzio, poi l’aborto e che oggi si accaniscono contro i più deboli non deve meravigliare: dai frutti si riconosce l’albero, dai danni si comprende l’irresponsabilità dei principi”.