RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: DALLA TORRE, UN PASSO "IMPORTANTE", "PERPLESSITÀ" SUL RICORSO AL VOTO DI FIDUCIA

La riforma della giustizia è "una riforma importante ed incisiva, che si aspettava da vari decenni", anche se "lascia un po’ perplessi" il ricorso al voto di fiducia, che sembra aver portato alla "blindatura" e alla "chiusura" di un "confronto di opinioni fisiologico in una società democratica, specialmente in una materia così delicata". E’ il commento rilasciato al Sir da Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa (Libera Università Maria SS. Assunta), sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, che ha ricevuto ieri la fiducia della Camera (331 voti a favore, 229 contrari, 2 astenuti). Da un punto di vista giuridico, spiega Dalla Torre, la riforma che ora torna in Senato "non è così rivoluzionaria come potrebbe sembrare, anche se contiene punti molto innovativi relativi alla separazione delle carriere". Una novità, questa, che secondo il giurista si pone però "in continuità con la riforma del sistema processuale penale dell’inizio degli anni ’90, che ha modificato il processo da inquisitorio ad accusatorio ed ha tendenzialmente stabilito la parità tra la pubblica accusa e le parti in giudizio". La separazione delle carriere, quindi, "non è molto lontana da questa logica, e al di là delle opinioni favorevoli o contrarie la riforma di oggi prende atto dei cambiamenti già avvenuti con il nuovo processo". Un altro aspetto "molto importante" ma "passato quasi inosservato" della riforma della giustizia, secondo Dalla Torre, è quello della "fine dell’automatismo di carriera dei magistrati": "fermo restando – spiega – che la progressione in carriera non deve diventare un condizionamento per l’autonomia dei magistrati, è opportuno tornare a forme di selezione che in passato hanno dato ottimi risultati, garantendo attraverso un meccanismo di selezione la qualità, la produttività, la competenza dei magistrati". Quanto al divieto per questi ultimi di accedere alla carriera politica, previsto dal nuovo ordinamento, Dalla Torre osserva: "un magistrato non deve solo essere, ma anche apparire imparziale. Il suo è un ufficio pubblico di tale rilievo che si giustifica qualche limitazione delle legittime libertà di partecipazione alla vita pubblica di cui tutti i cittadini sono titolari".