” “”La mancata esplicita indicazione del carattere eterosessuale della convivenza assume particolare rilevanza se ci si collega all’art. 5 del nuovo Statuto, che recita ‘la Regione concorre a rimuovere le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale'”. È quanto osserva la Consulta regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale umbra in una nota diffusa oggi come contributo ulteriore alla revisione del documento del nuovo Statuto regionale sottoposto a seconda lettura, con particolare riferimento all’articolo 9. “L’equiparazione fra famiglia legittima e unioni di fatto – si legge nel documento – non trova alcun fondamento nell’ordinamento costituzionale”. La Corte costituzionale, in diversi interventi, “ha ben messo in luce come l’equiparazione di tali situazioni risulterebbe, oltre che infondata, anche lesiva della libertà dei soggetti conviventi, i quali, scegliendo un rapporto di fatto, hanno chiaramente inteso sottrarsi alla pienezza del regime giuridico derivante dal matrimonio. Occorre perciò distinguere tra famiglia legittima e unioni di fatto, riformulando il testo approvato in prima lettura”. La Consulta quindi propone che l’articolo 9 “sancisca che ‘la Regione riconosce i diritti della famiglia fondata sul matrimonio e adotta ogni misura idonea a favorire l’adempimento dei compiti che la Costituzione affida ad essa’. Se poi si vuole richiamare l’attenzione sulle convivenze di fatto, che in ogni caso sono per noi delle condizioni di vita precarie che non tutelano adeguatamente i diritti né dei figli – soprattutto minorenni – né del partner più debole, si può inserire un possibile comma 2, per dire che ‘la Regione rispetta, com’è giusto che sia, altre scelte dei cittadini'”.