ZINGARI (GENTE VENETA): A TRIESTE IL PRIMO DOCENTE UNIVERSITARIO ROM. INCONTRO CON FAMIGLIE CHE ADOTTANO BAMBINI NOMADI

” “”La cultura ‘gagè’ (non zingara) è verticale. La nostra è orizzontale. Il viaggiare tiene vicino alla terra. Un bambino che vive da nomade si riempie la vita di tutti i paesaggi”: così Santino Spinelli, primo docente Rom di letteratura e lingua romanì all’Università di Trieste, ha spiegato i tratti essenziali della propria cultura al settimanale diocesano di Venezia, ‘Gente veneta’. Spinelli, discendente del primo gruppo di ‘zingari’ arrivato in Italia sei secoli fa, ha incontrato nei giorni scorsi a Martinago (Ve), le famiglie dell’associazione per le adozioni internazionali ‘I bambini dell’arcobaleno’, per aiutarle a cogliere alcuni aspetti del vissuto dei bambini rom adottati . “Anche se diventa sedentario – ha proseguito Spinelli – il Rom rimane viaggiatore: è una condizione dell’anima. Così hanno rilevanza anche i pellegrinaggi religiosi come quello a Sant’Antonio di Padova il 13 giugno e la festa di Santa Sara, in Camargue (Francia), dove si recano gli zingari d’Europa”.”La cultura rom – ha affermato Spinelli – è simile a quella rurale veneta dove il centro di tutto è la famiglia e il rapporto sentito tra generazioni, il rispetto per gli anziani, l’amore per i figli”. A proposito della necessaria interazione tra famiglia e scuola, secondo Spinelli “nel percorso didattico le attività espressive devono avere come obiettivo lo stimolo del bambino rom ad esprimersi usando linguaggi verbali e non, quelli della musica – i Rom hanno bisogno della musica come i pesci dell’acqua -, del corpo, della danza, del segno e del colore. Occorre far acquisire la consapevolezza della propria identità e diversità culturale in termini positivi”.