DATI ISTAT SU NASCITE “RECORD”: DI NICOLA (SOCIOLOGA), UN'”INVERSIONE DI TENDENZA”, MA BISOGNA FARE DI PIÙ

” “Il “record” di nascite in Italia è “un segnale di un’inversione di tendenza”, ma in uno Stato come il nostro, alla cui base “c’è ancora l’individuo” occorrerebbe “fare di più” per sostenere le famiglia, con misure adeguate “sul piano culturale, politico, sociale ed economico”. Giulia Paola Di Nicola, condirettrice della rivista “Prospettiva persona”, commenta così al Sir i dati Istat relativi al 2003, dai quali risulta un “record di nascite” nel nostro Paese, rispetto agli ultimi dieci anni: lo scorso anno, infatti, sono nati 544.063 bambini, quasi 6mila in più rispetto al 2002. Un valore eccezionale in termini assoluti che, però, non incide sul saldo naturale dell’andamento demografico, che continua ad essere negativo come in tutto il decennio, con un incremento “record”, quest’anno, del numero dei decessi (complessivamente 586.468), aumentati rispetto al 2002 di 29.975 unità. “Bisognerebbe analizzare meglio i dati”, precisa la sociologa, ad esempio per “cercare di capire se l’aumento record di ‘culle’ sia dovuto alla presenza degli immigrati, sempre più numerosi nel nostro paese”. Un dato, comunque, è certo: “dalla nostra esperienza sul campo, ci risulta che specialmente in alcuni ambienti del mondo cattolico c’è una ripresa di fiducia nel figlio come ‘investimento’ per il futuro”, dominato per il resto da “incertezza a tutti i livelli”. Il desiderio di figli, per Di Nicola, potrebbe anche nascere da “un desiderio di maggiore socializzazione, in una società come quella attuale in cui spesso si vive isolati, o si muore di solitudine”. Quelli dell’Istat sono quindi “segnali incoraggianti”, ma non bastano se ad essi non si affianca “un’azione di sostegno sul piano cultura, e politico, sociale ed economico”. Tra le proposte della sociologa, una “defiscalizzazione delle spese che le famiglie sostengono per l’educazione dei propri figli: si tratta, in genere, di veri e propri ‘investimenti’ finalizzati alla specializzazione nei vari ambiti di studio e lavorativi, e che non di rado per le nuove generazioni arriva fino ai 35-40 anni”.