“Le società contemporanee sembrano non saper fare altro che giustapporre le diverse identità, senza riuscire a farle veramente incontrare”. Si impone allora “come improcrastinabile l’urgente compito di costruire una nuova civiltà su scala mondiale”. Lo ha detto il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, durante l’omelia pronunciata ieri, festa del Ss. Redentore, nell’omonima basilica della città lagunare. “Siamo sempre più spettatori allarmati ma rassegnati di società profondamente divise se non disintegrate ha rimarcato Scola -; né basta accostare etnie, culture e religioni l’una all’altra, elaborando pratiche e dottrine basate sulle categorie della tolleranza e dell’integrazione calcolata. Si impone come improcrastinabile l’urgente compito di costruire una nuova civiltà su scala mondiale”. Due le condizioni ritenute indispensabili dal patriarca per la “realizzazione pacifica” del progetto: “il ritorno massiccio del sacro”, tramite il quale “l’Europa può trovare nelle sue radici cristiane la via della purificazione da ogni relativismo e sincretismo religioso”, e “la fiducia nella comune appartenenza di uomini e popoli all’unica famiglia umana”. “La nuova civiltà ha precisato – non può nascere su compromessi di natura economica, giuridica o politica. Neppure su compromessi tra le religioni. Né basterà a garantirla un concetto di laicità degli stati e della loro unione mondiale fondata su un’idea astratta di neutralità, da cui sia bandita ogni soggettività religiosa, nazionale e culturale”. Per il patriarca occorre piuttosto “costruire una democrazia sostanziale su scala mondiale che riconosca l’inalienabile sacrario di ogni persona attraverso l’esercizio concreto dei diritti fondamentali individuali, sociali, politici, culturali ed economici”.