SIMPOSIO EUROPEO SULL’EDUCAZIONE: EDUCATORI COME "MEDIATORI DEL DESIDERIO" PER VINCERE LA "CONCORRENZA" DEI MEDIA

 Per "combattere" l’invadenza dei media – che non vanno "demonizzati" ma considerati come "concorrenti" a tutti gli effetti – gli educatori di oggi dovrebbero agire come una sorta di "mediatori del desiderio", capaci di intervenire sul "capitale sociale" delle nuove generazioni. E’ l’originale proposta lanciata nel corso del primo Simposio europeo sull’educazione, in svolgimento a Roma (fino al 4 luglio) per iniziativa della Cei, del Ccee (Consiglio delle Confrenze episcopali europee) e della Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea). Secondo Piercesare Rivoltella, docente all’Università Cattolica di Milano, "i media non intervengono da soli sul piano educativo, ma vengono ‘appropriati’ dai soggetti immersi in un preciso contesto culturale e sociale". Ed è proprio su questo "capitale sociale" che secondo l’esperto bisogna intervenire, tramite educatori che siano "mediatori del desiderio", "testimoni" di valori come "l’educazione alla cittadinanza", intesa come "educazione alla riflessione, al pensiero critico". "Riduzionismo", "determinismo", "fatalismo", ma anche "ricerca del bambino perfetto", "utopia dell’handicap zero", "spettacolarizzazione del dolore ‘lontano’, su cui non si interviene". Queste, secondo Milena Santerini, docente di pedagogia generale nello stesso ateneo, le principali "tendenze" culturali che nella società attuale tendono a "spostare i confini dell’umano". "Rimettere l’uomo al centro del progetto educativo", ha affermato Alberto Munari, docente dell’educazione e della formazione all’Università di Ginevra, significa anzitutto "prestare più attenzione ai progetti individuali", "dando la parola" ai soggetti coinvolti. L’Università di Ginevra, ad esempio, è l’unica università in Europa che ha "aperto le porte" anche a chi non ha nessun titolo di studio precedente, a condizione che abbia più di 25 anni, abbia svolto un’attività lavorativa nei 3 anni precedenti e risieda a Ginevra. L’unica condizione, ha informato Munari: una "lettera" del richiedente in cui vengono spiegati i "motivi personali" della scelta dell’università. Ogni anno, accedono in questo modo all’ateneo svizzero circa 150-200 studenti, e tranne un abbandono del 10-15% durante il primo anno, la percentuale di "riuscita" è del 100%.     ” ”