Di fonte a "pericoli, affanni, persecuzioni" il cristiano "sa che ogni giorno deve portare la croce": ma proprio "la pace della coscienza è la forza del credente; la sua costanza nell’obbedire ai comandi divini è la sorgente della serenità". Lo ha detto oggi il Papa, che tornato da Castelgandolfo in Vaticano appositamente per la tradizionale udienza generale, vista la grande affluenza dei fedeli ha commentato il Salmo 118, "grandioso inno alla legge di Dio, espressione della sua volontà". "L’uomo s’inoltra nel percorso spesso oscuro della vita, ma all’improvviso la tenebra è squarciata dallo splendore della Parola di Dio", ha esordito Giovanni Paolo II citando le "sofferenze" e i "pericoli della vita" che ciascuno di noi "deve condurre e che ha bisogno di essere illuminata e sostenuta" dalla "luce" di Cristo. "Il fedele sa ha sottolineato in particolare il Pontefice che egli avanza sulle strade del mondo in mezzo a pericoli, ad affanni, a persecuzioni; sa che la prova è sempre in agguato" e che "ogni giorno deve portare la croce lungo la salita del suo Calvario". Nonostante ciò, ha fatto notare il Papa, "il giusto conserva intatta la sua fedeltà", poiché "la pace della coscienza è la forza del credente; la sua costanza nell’obbedire ai comandi divini è la sorgente della serenità". In quest’ottica, "gli insegnamenti e i comandamenti del Signore" sono la "ricompensa" per chi "vuole essere interamente fedele alla volontà del suo Dio": proprio "per questa via", secondo il Papa, costui "troverà la pace dell’anima e riuscirà ad attraversare il groviglio oscuro delle prove, giungendo alla gioia vera". Solo così, ha concluso il Santo Padre salutando i suoi connazionali polacchi, "si realizza, già in questa vita, la beatitudine promessa a quanti si sforzano di compiere fedelmente la volontà di Dio".