"L’aggiornamento sullo stato dei lavori dei nuovi Statuti regionali conferma una significativa accelerazione dell’iter parlamentare durante la prima metà di quest’anno". È quanto emerge da un servizio – pubblicato sul Sir di oggi – sui lavori dei nuovi Statuti regionali nelle 20 Regioni italiane. Dalla ricognizione emerge che "un po’ tutte le Regioni, sebbene con significativi sfasamenti temporali, si stanno impegnando nel lavoro di revisione degli Statuti". Per quanto riguarda il riferimento al patrimonio religioso del cristianesimo e il riconoscimento del ruolo primario svolto dalla "famiglia", i testi assumono posizioni diverse. "Sono pochi – si legge infatti nell’articolo – i testi (Abruzzo) nei quali si afferma chiaramente che la tradizione religiosa è quella ‘cristiana’; in altri (Marche) il riferimento risulta generico in quanto viene menzionata l’esistenza di un patrimonio religioso e, tra l’altro, non inserito tra i valori fondativi (Emilia-Romagna). Singolare il caso della Calabria, dove il legislatore si è preoccupato di tutelare le minoranze religiose e di prevedere particolari forme di cooperazione con tutte le confessioni religiose presenti sul territorio". In riferimento al riconoscimento del ruolo primario svolto dalla "famiglia" – si legge ancora nel servizio – sono diversi gli elaborati dei nuovi Statuti che ne fanno esplicito richiamo: "Mentre però in alcuni casi si prevede la tutela della stessa (Liguria), in altri, si tende a porre sullo stesso piano la famiglia e le altre forme di convivenza, attraverso il riconoscimento (Toscana) e addirittura la tutela (Umbria)". Ma "l’omologazione tra le ‘varie forme di convivenza’ e la famiglia fondata sul matrimonio non trova alcun fondamento nel nostro ordinamento costituzionale e risulta peraltro costantemente e chiaramente negata dalla Corte costituzionale".