“L’aborto diviene sempre più una scelta individuale e perde per strada la sua oggettiva gravità morale”. Commenta così il teologo Marco Doldi, in una nota pubblicata oggi su old.agensir.it, il decreto firmato il 23 luglio dal ministro della Sanità francese, Philippe Douste-Blatzy, che autorizza l’aborto al di fuori di un istituto di cura specifico. In base al decreto, in Francia, le donne incinte, al di sotto della quinta settimana, potranno procedere all’aborto “a casa propria”, sotto il controllo del medico. A loro viene somministrata la sostanza Mifigene, conosciuta in precedenza con il nome di RU486, e messa a punto negli anni ’80. Per Doldi, “dare la possibilità di abortire senza ricorrere a strutture sanitarie deputate, non è una conquista, ma un preoccupante segno del dilagante individualismo: un medico, intervistato da un quotidiano francese ha fatto notare che così molte donne potranno vivere l’interruzione della gravidanza in intimità, insieme al loro compagno. La verità è ben diversa: una coppia nell’intimità attende la morte del figlio. Individualmente due soggetti hanno dato origine a un nuovo essere umano, individualmente ne attuano la fine”. Inoltre, aggiunge il teologo, “il ridurre l’aborto a un intervento medico ambulatoriale è grave per un altro fatto: la medicina, che dovrebbe essere a servizio della vita, della vita di chi è debole – come l’embrione – assume le sembianze di una cattiva madre che si adopera per un intervento falsamente terapeutico e conduce per mano a compiere un aborto”. “Tutti questi decreti legislativi, queste attenzioni mediche – conclude Doldi – creeranno nel tempo coppie sempre in più conflitto con la vita. E, ancora, contribuiranno ad assopire la coscienza individuale e collettiva nei confronti del crimine più grande del nostro tempo”.