“La speranza non delude, nemmeno in tempi di tribolazione”. È quanto ha affermato mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri Gerace e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, nell’omelia della messa celebrata ieri, a conclusione della prima giornata dei lavori della 41ª sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (Sae), in corso a Chianciano Terme (Siena) fino al 30 luglio su “La speranza che non delude. Se tarda attendila, perché certo verrà”. “La Calabria è una cerniera tra Oriente e Occidente e prega perché si ricomponga la frattura di mille anni fa ha osservato il presule -. Possiamo umilmente considerarci ‘primizia’, che non è privilegio, ma soltanto il preannuncio di una maturazione che è di tutti”. Per la presidente uscente Elena Milazzo Covini, di fronte alle difficoltà che attualmente segnano l’ecumenismo “l’associazione ha un grande compito; il popolo preme perché vengano superati steccati e incrostazioni accumulati nella storia e che oggi offuscano il nucleo centrale della fede”. “Dopo la risurrezione di Gesù non possiamo non sperare perché sarebbe tradire Dio e la sua rivelazione, tradire l’uomo e in fondo tradire noi stessi”, ha affermato il teologo valdese Paolo Ricca. Ad “uno sforzo speciale per recuperare valori e simboli comuni” sono chiamati, secondo il rabbino capo di Milano Giuseppe Laras, “ebrei, cristiani e islamici”. Un dialogo da costruirsi sul “rispetto reciproco, la disponibilità a pentirsi, la testimonianza della fede, la preghiera”.