TERRORISMO E PENTITI: PADRE BACHELET, “PENTITO È CHI RICONOSCE DI AVER SBAGLIATO E RINNEGA LA VIOLENZA”

” “”Non desidero parlare di pentitismo nel senso utilitaristico della parola cioè di chi ha parlato solo per ottenere uno sconto di pena. Parlo, invece, volentieri, degli ex-terroristi pentiti indicando con questo termine chi riconosce di aver sbagliato, rinnega la violenza come mezzo per ottenere una presunta giustizia”. Padre Paolo Bachelet, fratello di Vittorio Bachelet, ucciso a Roma dalle Brigate Rosse il 12 febbraio del 1980, non partecipa alle polemiche scoppiate dopo la ‘fuga’ di Cesare Battisti, la ‘presunta’ dissociazione della Banelli e la presenza della Mambro e della Fioravanti al Meeting di Cl a Rimini. In un’intervista rilasciata al Sir (on line su old.agensir.it) afferma: “Non sono pochi quelli che hanno cambiato veramente vita ed una volta ottenuta la possibilità di lavorare all’esterno si sono dedicati ad attività in favore di disabili, delle comunità di recupero di ex-tossicodipendenti, delle cooperative di recupero di ex-carcerati o a favore di altre attività di carattere umanitario. Riguardo a queste persone penso che ogni notizia di pentimento debba essere ben accolta da chiunque abbia buona volontà e tanto più da chi è stato segnato dal terrorismo perché è chiaramente una vittoria del bene sul male e non può che rallegrare”. Quanto alla richiesta dei familiari delle vittime del terrorismo di avere la possibilità di portare anche la loro testimonianza alle nuove generazioni, aggiunge che “non si può certo negare spazio per parlare e portare la propria esperienza. Il dialogo è sempre utile, sempre che questo non serva a fomentare altro odio e altra tristezza. Chiarire le posizioni da una parte e dall’altra può essere una cosa buona”. Sulla possibilità di un’amnistia per chiudere la stagione di piombo, il gesuita non ha dubbi: “chi ha cambiato veramente vita e ha dimostrato non solo di non essere pericoloso ma di volere in qualche modo riparare il danno inferto alla società può usufruire dei benefici previsti dalla legge. Chi invece si trova in situazioni diverse non si vede perché debba aspirare a facilitazioni che non sono consentite a colpevoli di altri tipi di reato. Questo non vuol dire, però, che anche in questo caso, in permanenza della pena, trovare forme più umane e socialmente più utili per scontare la pena. E non mi riferisco all’amnistia in genere perché non ne ho la competenza per farlo”.