EUTANASIA SUI BAMBINI IN OLANDA: SPAGNOLO (CATTOLICA), UNA “ECCEZIONE” PREOCCUPANTE

Il caso dell’Olanda è una “eccezione” nel panorama mondiale, ma “preoccupante”, perché “potrebbe essere l’occasione per insinuare nella classe medica una sorta di tentazione: quella di considerare la facoltà di anticipare la morte come un semplice strumento del medico, alla stregua di altri”. Antonio Spagnolo, del centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, commenta al Sir in questi termini il protocollo approvato in Olanda, in virtù del quale è possibile praticare l’eutanasia anche ai bambini al di sotto dei 12 anni. Nell’aprile del 2002, l’Olanda è stato il primo Paese al mondo a legalizzare l’eutanasia: oggi arriva la notizia dell'”estensione” della legge ai bambini al di sotto dei 12 anni, compresi i neonati, previo consenso dei genitori. Dopo aver puntato il dito contro l’idea, “di per sé inaccettabile”, di “interrompere una vita”, Spagnolo sottolinea come questa pratica sia ancora più “preoccupante” se somministrata ai minori, che “dovrebbero essere tutelati e non soppressi”: particolarmente “drammatico” appare in particolare il ruolo del medico, che potrebbe essere indotto a considerare il ricorso all’eutanasia come “uno strumento della prassi medica alla stregua di altri, finalizzati ad alleviare la sofferenza o a permettere al paziente di affrontare il dolore con dignità”. In casi come quelli previsti dalla legge olandese si tratta, infatti, di una “deliberata interruzione della vita” decisa dal medico, che “non ha niente a che vedere né con la sospensione dell’accanimento terapeutico, né, gli interventi finalizzati a rendere meno penosa la morte”. Con dire “no” all’eutanasia, conclude Spagnolo, non è una posizione “cattolica”, ma una questione che “rientra nell’etica medica”, fondata sul “rispetto per la vita”: la decisione olandese, infatti, è in netto contrasto con le prese di posizione dell’Associazione medica mondiale, che “a più riprese ha affermato che l’eutanasia è inaccettabile, invitando i medici non solo all’obiezione di coscienza, ma a lottare per opporsi o modificare qualunque legge che la favorisca”.