” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Anche allora il primo pensiero andò alla Balena Bianca. Si era da poco definitivamente arenata, “spiaggiata” come un cetaceo vero dai marosi di Tangentopoli. Era il settembre 1994, quando fu lanciata la prima idea di un “progetto culturale”, nella sessione autunnale del Consiglio permanente della CEI. Così quest’estate di fronte all’effervescenza, ma anche al respiro unitario dell’Azione Cattolica e degli altri movimenti, ritorna il vecchio tema della DC da rifare, nell’infinito volgere della più che decennale transizione italiana.
Ma non è l’infinita rincorsa della DC, che, in, mancanza di un riassetto stabile del sistema politico continua, a far discutere opinionisti e osservatori, alla base del fervore cattolico di questi mesi, che tanto interessa gli osservatori laici. Piuttosto l’odierna stagione appare uno dei frutti di quella scelta, il progressivo radicarsi cioè nella vita ecclesiale del “progetto culturale orientato in senso cristiano”. La scelta cioè di misurarsi a viso aperto con gli accelerati cambiamenti in Italia e nel mondo e di avviare coerenti percorsi di investimento, così da “comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. E farlo in un modo che permetta di articolare una pluralità di proposte e di modalità di intervento all’interno di una prospettiva unitaria di evangelizzazione.
Come dice l’etimologia della parola, questi dieci anni di progetto culturale sono stati percorsi con il passo del contadino. L’idea è stata studiata ed elaborata fino al 1997, quando è uscito il primo documento di lavoro: assemblee della CEI, seminari di esperti, un ampio dibattito. Poi si è costruita una rete che conta oggi 1500 nodi operativi, tanto a livello di azione pastorale che di elaborazione intellettuale. È una presenza capillare ed attiva, che non ha prodotto solo decine di libri, centinaia di incontri, ma soprattutto ha contribuito a creare un clima, un tessuto di relazioni, un patrimonio di convergenze.
In realtà il cammino è appena agli inizi. E qui si colloca anche la prospettiva che ha suscitato quest’estate un crescente interesse. Cioè quella politica. Che non si risolve però nei partiti, vecchi e nuovi. Ma, coerentemente con questo percorso e con questo stile, fatto ad un tempo di rigorosa ricerca e di ampia partecipazione di diversi soggetti, pone proprio il tema del futuro della democrazia, con la convinzione che questo richiede la costruzione di una sfera pubblica pluralistica qualificata anche religiosamente, in cui la religione ancora una volta possa giocare il proprio ruolo. Tema straordinariamente complesso, di respiro planetario (che ne può essere dell’Islam?), ma anche concretissimo nelle sue implicazioni “domestiche”. A partire dalla settimana sociale di Bologna.