” “In Europa “le condizioni più degradanti e umilianti sono vissute nei centri di permanenza per immigrati”. A denunciare questa situazione, in una intervista che uscirà nel prossimo SirEuropa (on line da stasera), è Mauro Palma, componente italiano del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, organismo del Consiglio d’Europa che, attraverso ispezioni in tutti i luoghi di privazione della libertà dei 45 Paesi, elabora rapporti riservati inviati ai singoli governi, chiedendo di attuare eventuali raccomandazioni. All’indomani della rivolta e fuga di decine di clandestini dal centro di permanenza temporanea di Trapani, Palma, che ha visitato strutture simili in tutta Europa, spiega che in questi centri la situazione è particolarmente difficile a causa della “mancanza di comunicazione, la disperazione di queste persone, l’affollamento, la poca preparazione degli operatori. Questo perché in alcuni Paesi si può stare nei centri anche a tempo indeterminato, anche oltre i 60 giorni previsti dalla normativa italiana”. La questione del rapporto tra immigrazione e carcere è stata affrontata anche durante il convegno del Seac (Coordinamento enti e associazioni di volontariato penitenziario) che si è concluso l’11 settembre a Sacrofano (Roma) sul tema “L’Europa e il carcere”. “Nella normativa la visione del migrante constata Elisabetta Laganà, vice presidente Seac nazionale come soggetto potenzialmente pericoloso per l’ordine pubblico, conduce ad una esasperazione di stampo segregazionistico degli istituti che devono gestire l’immigrazione irregolare. Queste logiche sono stridenti con le sentenze della Corte costituzionale che, pochi mesi fa, si era chiaramente espressa: sui diritti fondamentali non può esserci un trattamento diverso tra nativi e migranti”. Anche per Livio Pepino, di Magistratura democratica, i “centri di permanenza temporanea sono più esattamente centri di detenzione”. Sono ben 1.900.000, nei 45 Paesi del Consiglio d’Europa, le persone private della libertà, una cifra in costante aumento.