"Non tutto ciò che ci aspettavamo da questo Statuto è stato approvato. Questo è uno Statuto parziale, rappresenta solo una parte della realtà. In ogni caso, alcune delle istanze che avevamo presentato a suo tempo, in sede di udienze conoscitive, sono state accolte". Ermes Rigon, presidente del Comitato regionale dell’Emilia-Romagna per i diritti della famiglia, commenta così l’approvazione definitiva del nuovo Statuto della Regione, avvenuta il 14 settembre. Lo Statuto riconosce, come già quelli di Toscana e Umbria, parità di diritti alle persone omosessuali, sia a livello individuale che nella vita di coppia, e il ruolo sociale della famiglia, anche di quella di fatto. "Nel preambolo – dichiara Rigon – è assente qualsiasi riferimento all’istituzione familiare e questo ci ha creato forte disappunto. Alla famiglia oggi si chiede di fronteggiare le emergenze educative, di assistere anziani, malati e disabili, di migliorare la qualità della vita delle persone, poi però non la si riconosce come bene, come soggetto e valore in sé. L’articolo 9 dello Statuto, in attuazione del principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione, riconosce e valorizza l’autonoma iniziativa delle persone, singole o associate, per lo svolgimento di attività d’interesse generale e di rilevanza sociale. Allo stesso articolo viene richiamato poi lo specifico ruolo della famiglia tra le formazioni sociali dove si sviluppa la dignità della persona. La famiglia, deve essere chiaro, è quella naturale, prevista dall’articolo 29 della Costituzione, escludendo quindi diversi tipi di convivenza".