Perdendo "il senso sacro del matrimonio, si finirà per considerarlo semplicemente come un contratto tra privati e, di conseguenza stabilito a proprio arbitrio e dipendente dalla propria volontà, che può cambiare e condurre alla rottura". E’ questo il parere della Conferenza episcopale spagnola dopo l’approvazione odierna, da parte del governo, della nuova legge sul divorzio veloce. I vescovi si dicono "seriamente preoccupati" da questo provvedimento che "molto probabilmente provocherà più divorzi e sofferenze". A loro avviso "la legge non parte da una buona concezione antropologica del matrimonio come istituzione sociale fondamentale, ma da una ideologia individualista che lo riduce ad un mero contratto tra privati". Una concezione di questo tipo, osservano, "rende incomprensibile l’indissolubilità del matrimonio": "Un impegno per tutta la vita sarebbe praticamente impossibile e potrebbe arrivare a diventare insopportabile. In questa ottica il divorzio è concepito come un diritto, includendo, come condizione per contrarre matrimonio, una clausola di rottura. Questa mentalità introduce una instabilità strutturale nella vita matrimoniale, che la rende incapace di affrontare le crisi e le difficoltà che inevitabilmente si incontreranno". "Come accade per altri fatti dolorosi della nostra società concludono i vescovi spagnoli il modo culturale di presentare il divorzio intende nascondere il dramma umano, psicologico e sociale dei disastri matrimoniali. Con il ritornello di ‘rifarsi una vita’ forse con una ‘altra coppia’ si pretende risolvere il dramma semplificando i problemi tecnici (giuridici, economici), però senza voler entrare nei veri problemi antropologici ed etici".