CARD.RUINI A CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – C’è un senso di fiducia, o più esattamente un fiducioso appello all’impegno, nelle parole con cui il cardinal Ruini ha aperto il consiglio permanente della Cei. Soffermiamoci su un passaggio chiave del discorso: “Si tratta in realtà, di fronte alle dimensioni dei problemi che pongono oggi sia l’evangelizzazione e l’inculturazione della fede, sia fenomeni come la globalizzazione, il terrorismo internazionale o, su un versante diverso ma forse ancora più gravido di conseguenze per il futuro, la manipolazione tecnologica del soggetto umano, di avere l’intelligenza e il coraggio di pensare in grande e di stare dentro al divenire della storia, avendo il Signore Gesù Cristo come saldissimo punto di riferimento e paradigma della nostra vita personale e di ogni rapporto sociale”.
Ci sono tutte le parole – chiave per venire incontro al problema più sottile ma più centrale di questi anni. Con che spirito, con quali strumenti pensare il futuro ed operare nel presente? Ritorna il filo rosso del “progetto colturale orientato in senso cristiano”. In gioco c’è infatti in modo sempre più urgente la necessità di una proposta di fede intelligibile per una cultura contemporanea che sembra procedere a tentoni, che sembra avere problemi con il suo proprio futuro, ma nello stesso tempo sembra impermeabile nelle sue certezze.
Proprio qui emerge però, resa ancora più stridente dalla sfida del terrorismo globale e dalle sue pur deliranti parole d’ordine, la grande questione dell’Occidente, in particolare dell’Europa. È quella che si sintetizza sulle grandi frontiere della famiglia e della vita. Oggi sembra che si voglia procedere allegramente nel senso di accogliere acriticamente tutto quello che sembra profilarsi come possibile, “senza rendersi conto della portata di simili cambiamenti, che stravolgono i fondamenti stessi della convivenza e della formazione delle persone”. Qui c’è un sorta di rimozione collettiva: “colpisce soprattutto l’incapacità o la non volontà di prendere in considerazione lo spessore della posta in gioco, che ruota in ultima analisi intorno alla domanda sulla natura e sulla dignità dell’essere umano”.
Il punto è che quello che viene presentato in termini di espansione della libertà, in quanto erode il soggetto stesso uomo nella sua identità e nella sua dignità, può risultare in prospettiva una forma tragica, anche se appunto per il momento impalpabile, di oppressione.
È dunque un momento delicato in cui ci vuole maggiore coraggio nel fissare limiti, nell’esercitare vigilanza e spirito critico, nel governare i processi, piuttosto che limitarsi a prendere atto degli sviluppi, in particolare tecnologici. Ma è un investimento che paga in termini di futuro. E non riguarda solo chi fa le leggi o ha responsabilità di governo. Ma investe ciascuno di noi.