"Non posso accettare la sostanza del loro appello che, tra l’altro, chiama direttamente in causa i cattolici". Il vescovo di Prato, mons. Gastone Simoni interviene in risposta all’appello lanciato, in questi giorni, sui quotidiani locali dai sette sindaci dei Comuni della Provincia di Prato e dal vicepresidente di quest’ultima in favore della sottoscrizione delle richieste di referendum per l’abrograzione della legge sulla fecondazione medicalmente assistita. "Indipendentemente dalle intenzioni dei firmatari dell’appello a favore dei referendum per abrogare la nuova normativa sulla fecondazione medicalmente assistita scrive mons. Simoni – non posso accettare la sostanza del loro appello che, tra l’altro, chiama direttamente in causa i cattolici. Sempre in linea col mio desiderio pastorale di cooperare al bene comune, mi preme ribadire, ancora una volta, che l’embrione derivante da due persone umane è un essere umano in embrione, e quindi una persona umana, nel suo primissimo stadio". Secondo il vescovo "dovrebbero partire da questo dato fondamentale coloro che vogliono migliorare l’attuale normativa. Una nuova legge dovrebbe semmai difendere meglio il diritto alla vita e la natura umana dell’embrione che, invece, la propaganda del pensiero (quasi) unico dimentica del tutto, mescolando legittime aspirazioni a menzogne di vario genere". "È vero prosegue – che il problema non è tra chi crede e chi non crede; il problema è tra chi ragiona fino in fondo e chi non riesce a vedere che l’embrione non è una ‘cosa’ manipolabile. Ma il fine giustifica i mezzi". "Dubito – termina mons. Simoni- che i sindaci firmatari e il vicepresidente della Provincia abbiano compiuto con questo appello un atto amministrativo. È certo che il Vescovo, pur nel rispetto di tutti e dell’autonomia della politica, con questa dichiarazione sta facendo un richiamo e offrendo un contributo non alla propaganda, ma alla riflessione di tutti, cattolici e non".