” “Né “persecuzione religiosa”, né “scontro di civiltà”. A sconsigliare l’utilizzo di tali categorie per “leggere” la storia di Sabrina Varroni, 34 anni, di Drezzo (Como), multata dal sindaco (leghista) per aver indossato pubblicamente il ‘”burqa”, è don Agostino Clerici, direttore deI settimanale della diocesi di Como. La donna, convertitasi all’Islam dopo aver sposato un musulmano, ha inviato una lettera-appello al presidente Ciampi in cui dichiara di temere per le sorti della sua famiglia, dopo la “pubblicità non voluta” suscitata dal suo caso. “Sulla questione del ‘burqa’ indossato da una donna italiana in quel di Drezzo scrive don Clerici su “Il Settimanale” solo fanatici o ideologizzati possono continuare a parlare, facendo finta di non aver capito”. Che non si tratti, infatti, di “persecuzione religiosa”, osserva il direttore, “sono gli stessi islamici a confermarlo”, visto che “non esiste alcun obbligo religioso a portare questo assurdo copricapo”. “Sgombriamo il campo da assurde guerre di civiltà esorta Clerici che esistono, certo, ma solo nella mente perversa dei terroristi”. Nel caso di Drezzo, invece, per il direttore “siamo di fronte ad un po’ di buon senso perduto (da parte della donna in questione) e ad un’applicazione, se si vuole severa e pignola, di una legge dello Stato che tutela l’ordine pubblico”. Don Clerici mette l’accento, infine, su una “anomalia” del caso di cronaca citato: “Dove sono finite le femministe, sempre pronte a cagliarsi contro ogni obbligo ‘medievale’ imposto alla donna?”, si chiede, e aggiunge: “La cittadina italiana con ‘burqa’ meriterebbe la solidarietà che ebbero le povere donne afghane, ‘liberate’ alfine da quell’ancestrale strumento che impedisca loro di condurre una vita dignitosa. Perché, invece, in questo caso conclude Clerici – dovrebbe essere intollerante chi la vorrebbe a capo scoperto o, comunque, con un chador, che certamente illegale non è?”.