PROCREAZIONE ASSISTITA: SCABINI (CATTOLICA), RAGIONARE “A LUNGO TERMINE” E RIFLETTERE SU “RISCHI” E “DANNI”

” “Nel dibattito sulla procreazione medicalmente assistita ci vuole “grande serenità” per “mettere tutti gli elementi sul tappeto”, senza “esasperarne solo alcuni” o “enfatizzando solo i vantaggi che un certo tipo di tecnica comporta, tacendone però non solo gli svantaggi, ma anche i pericoli a cui si va incontro con queste scelte”, soprattutto “nella prospettiva di lungo termine”. A lanciare tale monito, a tre giorni dalla scadenza dei termini per la campagna referendaria contro la legge 40/2004, è Eugenia Scabini, docente di psicologia all’Università Cattolica di Milano, che parla al Sir dei “possibili effetti, inconsapevoli e ritardati” delle tecniche di fecondazione artificiale sul vissuto di chi decide di ricorrervi. “Dal punto di vista psicologico – spiega l’esperta – nel ricorso alle tecniche di procreazione assistita ciò che viene elusa è la domanda sul significato che riveste il figlio per la coppia e sul tipo di sofferenza che la sua mancanza riveste per la potenziale madre e il potenziale madre. Lo scacco procreativo è una ferita narcisistica che richiede molto lavoro psichico per essere elaborata e si placa solo se la coppia riesce ad incanalare l’investimento generativo verso altre méte”. Maternità e paternità, infatti, sono considerate “come diritti che non devono conoscere alcun ostacolo, perché funzionali alla realizzazione di coppia, o a volte personale, senza limitazione”: un esempio per tutti, l’attuale dibattito sulle cellule staminali e “sulla sperimentazione su esseri umani vivi utilizzati come ‘materiale biologico’ di cui si provoca la morte”, negando di fatto “lo statuto psicologico di ‘figlio’ all’embrione, considerato solo come ‘materiale di ricerca”. Senza contare, conclude Scabini, che “non possiamo ancora dire con certezza quali effetti questa origine ‘artificiale’, nella maggior parte avvolta dal segreto, possa provocare nei figli”, visto che le ricerche sono quasi tutte basate su campioni di bambini fino ai 4-5 anni e sono rari i casi di indagini sugli “effetti” di queste nascite sulla “qualità della relazione coniugale”.