” “Il primato petrino “non è un esercizio di potere”, ma la capacità di “portare il peso degli altri”, ossia di esercitare la “responsabilità dell’amore”. Lo ha detto il card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e decano del Collegio cardinalizio, che celebrando stasera nella Basilica Vaticana, a nome del Papa, la Messa in suffragio dei papi Paolo VI e Giovanni Paolo I si è soffermato sull'”intima essenza” del ministero petrino, inteso come “presidenza nell’amore”. “Il conferimento definitivo del Primato a Pietro dopo la risurrezione ha ricordato il cardinale è legato alla domanda tre volte ripetuta dal Signore: ‘Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?’. Pascere il gregge di Cristo ed amare il Signore sono la stessa cosa. E’ l’amore di Cristo che guida le pecore sulla stretta strada e costruisce la Chiesa”. Citando poi la “visione del Concilio” e del Primato con cui Paolo VI ha inaugurato la seconda sessione del Vaticano II, Ratzinger ha sottolineato che “l’essenza del cristianesimo è Cristo, non una dottrina ma una persona, ed evangelizzare è guidare all’amicizia con Cristo, alla comunione d’amore col Signore”, il che implica la capacità di “portare i pesi gli uni degli altri, come dice S. Paolo”. “L’amore di Cristo è amore per i poveri, per i sofferenti”, ha aggiunto il cardinale: “Sappiamo bene, come i nostri papi erano impegnati con forza contro l’ingiustizia, per i diritti degli oppressi, quelli senza potere. L’amore di Cristo non è una cosa individualistica, soltanto spirituale concerne la carne, concerne il mondo e deve trasformare il mondo”. “In un tempo dove vediamo come Satana ‘vaglia come il grano’ i discepoli di Cristo ha concluso Ratzinger – la fede imperturbabile dei papi fu visibilmente la roccia sulla quale sta la Chiesa”, oltre che “fondamento sicuro della funzione di Pietro per tutti i secoli” e fonte del “coraggio apostolico” di papi come Paolo VI e Giovanni Paolo I.