” “”Non sta ai vescovi dare giudizi di ammissione o meno della Turchia nell’Unione europea”: ciò che spetta alla Chiesa italiana è far presente che “la cultura particolare de popolo turco è diversa dalla cultura europea. Rientra poi nel giudizio politico valutare se è più opportuno valorizzare il ruolo ‘ponte’ che la Turchia svolge tra l’Europa e l’Asia o se riaffermare l’identità europea, mantenendo comunque con la Turchia rapporti di collaborazione”. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, illustrando oggi ai giornalisti il comunicato finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani (Roma, 20-23 settembre). Betori ha fatto notare che “ci sono altre nazioni che attendono di essere ammesse nell’Unione europea, e la loro identità europea è un’identità storica”. Nazioni come l’Ucraina o la Moldavia andrebbero dunque “favorite”, a patire da “un’identità dell’Europa che non è solo economica o finanziaria”, e della quale le “radici cristiane” rappresentano un elemento “costitutivo” di cui i vescovi italiani auspicano, con il Papa, un “riconoscimento esplicito”. Altro tema internazionale trattato da Betori è stata la situazione dell’Iraq: “Oggi il problema ha detto il segretario generale della Cei non è tanto la permanenza o meno delle truppe, quanto la capacità di favorire il processo di democratizzazione che al momento ha un riferimento all’attuale governo”. Riferendosi alle recenti dichiarazioni del card. Sodano, Betori lo ha definito “un figlio nato, non chiediamoci in che modo, ma che ora occorre far crescere. C’è una realtà che in Iraq può prendere in mano il processo democratico, va favorita e va chiesto ad essa ciò di cui ha bisogno per crescere”. A proposito dell’opportunità o meno di diffondere le “immagini di morte” dei terroristi, Betori si è soffermato sul “confine tra censura della realtà e modalità con cui essa viene proposta. Bisogna chiedersi se noi vogliamo essere strumento di propaganda dei terroristi o se l’immagine va contestualizzata, all’insegna dell’etica del giornalismo. E’ comunque un segnale che tutti i grandi canali abbiano accettato di non trasmettere tali immagini nella loro interezza”.