” “La notizia della liberazione di Simona Torretta e Simona Pari è stata accolta con molta gioia anche dai quasi 250 partecipanti al convegno nazionale della Fondazione Migrantes, in corso, in questi giorni, a Chianciano Terme. “Il dramma di queste due ragazze e ora, a maggior ragione, la gioia per la loro liberazione afferma padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale per gli immigrati e i profughi, commentando la notizia del rilascio degli ostaggi sono stati vissuti con profonda partecipazione nazionale”. Anche gli immigrati presenti in Italia non sono restati indifferenti a questo rapimento. “In realtà ha osservato padre Mioli -, le Ong che vanno all’estero rappresentano un tipo di emigrazione nobile, ma che ha pur sempre le caratteristiche del lasciare la patria ed i propri programmi, dell’incertezza, della precarietà, del successo del proprio lavoro”. Ma, per padre Mioli, quest’avvenimento è stato molto seguito anche per un altro motivo. “Questa volta ha dichiarato – l’islam ha cominciato a mostrare un’altra faccia. Benché non ci sia stato un associarsi corale di tutti i musulmani in Italia al no al rapimento, già è un risultato rilevante che la maggioranza delle associazioni nazionali come l’Ucoii, molte realtà locali islamiche ed un’infinità di individui autorevoli come docenti di università siano stati concordi nel chiedere la liberazione delle due ragazze”.
” “A giudizio di padre Mioli, “ciò significa che il dialogo è possibile, quando è fatto su temi autentici, come quello della lotta per la vita di queste due creature. Insomma, è un incoraggiamento a proseguire nel dialogo, guardandosi in faccia con reciproca fiducia”. Da un evento negativo, dunque, si può trarre un motivo di speranza “sia per la nostra Italia, che sta soffrendo per tanti disorientamenti e che ha visto, in questo caso, la convergenza compatta di tutte le forze politiche e sociali, ed anche per il mondo migratorio, in modo del tutto particolare”. “Chissà – conclude padre Mioli – che dopo il turbinio che ha sconvolto le menti portando al fenomeno dei kamikaze a catena, non diventi più pacato l’ambiente al di là del Mediterraneo, cosicché anche i nostri cristiani che vivono in quelle zone possano guardare in faccia i musulmani e viceversa, dando respiro a quella Chiesa millenaria che è originaria di quei posti. Credo che questa non sia una speranza aerea ma con i piedi per terra”.
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