” “”Solo se riusciremo ad evangelizzare in comunione, la ‘missio ad gentes’ non resterà un’attività per addetti ai lavori, ma diverrà il cuore stesso dell’agire della Chiesa”, è l’ammonimento contenuto nel documento finale del Convegno missionario nazionale, in cui si invita a “discernere, verificare e dare nuovo dinamismo alle strutture di comunione per l’unica missione nella quale tutti i membri della Chiesa e gli organismi sono impegnati. E’ un cammino prosegue il testo che richiede tempo per essere realizzato. Ad ognuno spetta la sua parte”, a partire dalla presa di coscienza che è “giunto il tempo, anche per la Chiesa italiana, di delineare una comune progettualità missionaria, nella quale ogni soggetto assumerà la sua parte secondo il dono conferitogli dallo Spirito”. Nel documento si descrive la ricchezza delle esperienze missionarie dei diversi continenti: “Dall’Africa scrivono i partecipanti siamo stati incoraggiati a costruire una chiesa come famiglia, in cui tutti trovano spazio di perdono e riconciliazione. Dall’America Latina, dove più palese è il problema della giustizia sociale, siamo stati richiamati alla missione di preparare il laicato che gestisca la cosa pubblica (santità sociale) e a mettere in atto una resistenza pasquale che ha il martirio come sbocco naturale. Dall’Asia ci siamo confermati nella convinzione che la missio ad gentes è anche scelta dei poveri e dialogo e culture e religioni, e che è possibile evangelizzare se non nella sofferenza. Dal mondo del laicato ci è stato ricordato che si parte nel nome di Cristo e per proclamare testimoniare Cristo”.