” “”Il cammino missionario fatto dalla Chiesa italiana in questi decenni è stato ricco di frutti, ma è tempo di dare inizio ad una fase nuova”. E’ quanto si legge nel documento finale del Convegno missionario nazionale, conclusosi oggi a Montesilvano (Pescara) per iniziativa della Cei. In un “momento storico” come questo, “attraversato da trasformazioni globali, contrapposizioni di culture e credi religiosi, da violenze, conflitti e ingiustizie”, spetta “alla Chiesa e ad ognuno dei suoi membri è la tesi di fondo del messaggio di accogliere, annunciare e diffondere il Vangelo, solo nel quale tutta l’umanità può trovare piena realizzazione”. Un “impegno missionario” a tutto campo, dunque, quello richiesto alla comunità ecclesiale, partendo dalla consapevolezza che “non sono le nostre programmazioni né le nostre dottrine che hanno la forza di salvare l’umanità, ma la persona di Cristo”. “Allargare lo sguardo oltre il nostro ambiente e i nostri problemi per operare un discernimento dei segni dei tempi, della storia dell’umanità, che è sempre storia dell’intervento di Dio”: questo il frutto dei lavori del convegno e l’ideale “consegna” affidata al popolo i Dio dai firmatari del documento, che fanno notare come “l’Italia è sempre stata un ponte sensibile e privilegiato per la comunione tra i popoli”. Quello missionario, si legge nel testo, è però uno “sforzo che resterebbe povero e sterile se l’impegno missionario degli organismi ecclesiali non fosse connotato da vera ed effettiva comunione”. Di qui l’invito ad un esame di coscienza: “Le contrapposizioni e la competitività tra le forze missionario hanno ritardato, se non del tutto ostacolato la diffusione del regno di Dio”, ma la missione si legge nel documento – “non è proprietà di nessuno, nemmeno della Chiesa, ma è di Dio ed è Lui che la consegna alla Chiesa” (segue).