VERONA: MUSULMANI: MONS. CARRARO(VERONA), DIALOGO MA NESSUNO SPAZIO PARROCCHIALE PER LA LORO PREGHIERA

Che fare quando persone di diverso credo religioso chiedono ospitalità nei locali parrocchiali per la loro pratica cultuale? Come fare se famiglie di immigrati chiedono di mandare i figli alla scuola materna cattolica? Sono questi alcuni dei temi trattati nella "Lettera dal Sinodo" dal titolo "Comunità in dialogo interreligioso" che il vescovo di Verona, mons.Flavio Roberto Carraro, ha diffuso oggi in occasione della fine del Sinodo diocesano. Nel documento mons. Carraro ricorda come le "comunità cristiane di siano distinte per l’accoglienza degli immigrati e la disponibilità. Un atteggiamento da approfondire per passare dalla risposta ai bisogni all’accoglienza, dall’aiuto per l’emergenza all’integrazione". Un mutamento che passa anche attraverso l’ospitalità in locali parrocchiali concessi "a persone di fede diversa".
"L’eventuale concessione degli ambienti a questi gruppi – si legge – domanda un discernimento opportuno e soprattutto richiede come condizione previa una disponibilità reciproca alla conoscenza e allo scambio" coinvolgendo in questo il Consiglio pastorale parrocchiale e la commissione diocesana ecumenismo e dialogo. Inoltre si suggerisce "che l’eventuale spazio accordato sia dato in giorni ed orari precisi, che la presenza degli ospiti sia verificata insieme con il Consiglio pastorale parrocchiale e che si concordi con il Consiglio parrocchiale affari economici un contributo per le spese". Confermata quindi la scelta dell’accoglienza nella lettera si precisa che "pur cercando le vie del dialogo anche con le persone che professano la fede islamica, si esclude la concessione di questi spazi per la loro preghiera". Riguardo, poi, la richiesta da parte di famiglie immigrate non cristiane a strutture parrocchiali per l’educazione e la formazione dei figli mons. Carraro scrive che "vanno chiarite le finalità religiose della scuola parrocchiale e le implicazioni che l’educazione cattolica impartita può comportare per un non-cristiano".