IRAQ: RAPIMENTO VESCOVO, RISERBO DELLA NUNZIATURA PER NON METTERE A REPENTAGLIO LA VITA DEL PRESULE. P.GRECH (CELRA), "ATTO GRAVE PER TUTTO IL MEDIO ORIENTE"

"Il rapimento di mons. Basile George Casmoussa è una vicenda molto triste che mostra tutte le difficoltà in cui oggi vivono le comunità cristiane in Iraq". È quanto ha dichiarato al Sir da padre Pierre Grech, segretario generale della Conferenza dei vescovi latini nelle regioni arabe (Celra). " È la prima volta che viene rapito un vescovo cattolico – dice – e non vorremmo che fosse solo l’inizio. Non vogliamo che vengano meno i rapporti di dialogo e collaborazione con i musulmani iracheni, sciiti o sunniti che siano. Come comunità cristiane abbiamo sempre lavorato per questo, per mantenere buoni rapporti e stretta collaborazione". Tuttavia il segretario della Celra non nasconde che "sono migliaia i cristiani che stanno lasciando l’Iraq a causa delle loro condizioni. Ad Amman ce ne sono tantissimi che aspettano un visto per espatriare". "Lo stesso rappresentante iracheno in seno alla Celra – rivela padre Grech – l’arcivescovo latino di Baghdad, mons. Jean B. Sleiman, mi ha spesso parlato del problema della sicurezza in Iraq. Lui stesso, mi ha raccontato, non osa uscire da solo da casa e se esce è sempre accompagnato. Ed ogni volta cambia strada e percorso,. Credo che per essere vescovo in Iraq oggi bisogna avere molta fede in Dio". "Non so se atti del genere nascondano una precisa strategia per intimorire i cristiani in vista delle prossime elezioni o per allontanarli dal Paese – conclude padre Grech – ma certo questo rapimento getta una luce sinistra sul futuro dei cristiani non solo in Iraq ma in tutto il Medio Oriente. Ripeto, noi cerchiamo di avere buoni rapporti con tutti i credenti delle altre fedi. Speriamo che da questo rapimento non nascano incomprensioni tra cristiani e musulmani in Medio Oriente".
Sul rapimento di mons. Casmoussa, 66 anni, arcivescovo di Mosul, il Sir ha sentito anche la Nunziatura apostolica a Baghdad che "mantiene uno stretto riserbo per non mettere a repentaglio l’incolumità del presule".” ” ” “